Emilia Lamonaca, Irene Maccarone, Fabio Gaetano Santeramo*
Il clima riscrive le regole: il (nuovo) rischio degli eventi estremi.
Il mondo attraversa una crisi climatica sempre più evidente. Secondo la Commissione Europea, il cambiamento climatico avrà un impatto marcato soprattutto sull’Europa meridionale, Italia inclusa, con aumento di caldo estremo, scarsità idrica, siccità e incendi.
A pagarne il prezzo è anche il comparto agricolo. Secondo le mappe di siccità idrologica pubblicate dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), nel 2025 la siccità ha interessato maggiormente Centro Italia, Sud e Isole maggiori, mentre il Nord è stato interessato da severe (o estreme) condizioni di umidità. L’Agenzia Europea dell’Ambiente stima che gli eventi meteorologici e climatici estremi abbiano causato nell’Unione Europea perdite economiche per 822 miliardi di euro tra il 1980 e il 2024 (di cui oltre 208 miliardi solo negli ultimi quattro anni). L’Italia, con 145 milioni di euro, è tra i Paesi che, in valore assoluto, hanno registrato le perdite più alte. Di fronte a questi numeri emerge una domanda: dopo aver subito un evento meteorologico estremo, un imprenditore agricolo è più propenso ad assicurarsi per proteggersi la volta successiva?
Per rispondere occorre distinguere due tipi di rischio. Il primo è quello legato alle normali fluttuazioni dell’attività agricola: un’annata poco produttiva, un prezzo di mercato sfavorevole o costi di produzione più elevati. Si tratta di eventi che, nella maggior parte dei casi, un’azienda è in grado di sostenere con le proprie risorse. Diverso è il rischio catastrofale, legato a eventi come alluvioni, siccità e gelate. Sono fenomeni di frequenza rara, ma di intensità tale da provocare danni eccezionali, difficilmente sostenibili dalle imprese e non sempre coperti dagli strumenti assicurativi tradizionali. In Italia lo Stato è intervenuto istituendo il fondo Agri-CAT, un fondo mutualistico nazionale di protezione contro gli eventi estremi.
Prima il danno, poi l’assicurazione: un’Italia che reagisce a due velocità
In un recente studio, Lamonaca, Maccarone e Santeramo (2026) mostrano come l’esperienza diretta di un evento meteorologico estremo aumenta la propensione ad assicurarsi. Dopo aver subito un evento catastrofale, gli agricoltori – soprattutto quelli più esposti al rischio e maggiormente avversi all’incertezza – tendono ad ampliare la propria copertura assicurativa. L’esposizione al rischio rappresenta uno dei principali fattori che spingono all’adesione ai sistemi assicurativi.
Gli agricoltori si assicurano di più nel tempo, ma lo fanno soprattutto dopo aver subito un danno, non prima. A conferma del trend in crescita, secondo l’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare (ISMEA), i valori assicurati totali, nel 2023, hanno superato i 10 miliardi di euro, il 2,2% in più rispetto al 2022, grazie soprattutto alle colture vegetali (7,5 miliardi di euro). Al fine di estendere la diffusione degli strumenti di gestione del rischio, il Piano di Gestione dei Rischi in Agricoltura (PGRA) 2024 ha introdotto la possibilità (per i soli nuovi assicurati) di sottoscrivere polizze monorischio grandine agevolate, una misura pensata esplicitamente per attrarre chi non è ancora assicurato. Il sistema assicurativo vuole intercettare chi ha maggiore bisogno di protezione e contribuire a rafforzare la resilienza del settore. Tuttavia, se la decisione di assicurarsi arriva solo dopo un evento estremo, il primo impatto economico viene comunque affrontato senza una rete di protezione. A titolo di esempio, i dati dell’Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici (ANIA) sulla campagna grandine 2025 riportano, a livello nazionale, un valore assicurato (dato complessivo) di 7,66 miliardi di euro, e oltre 210 mila sinistri su circa 291 milioni di quintali assicurati – a conferma di quanto sia rilevante, in termini economici, il rischio meteoclimatico che il sistema assicurativo agricolo è chiamato a gestire.
Lo studio mette inoltre in luce un secondo aspetto di particolare interesse: la risposta assicurativa agli eventi meteorologici estremi non è omogenea sul territorio nazionale. L’adesione alle assicurazioni agricole agevolate risulta fortemente concentrata in un numero limitato di province (specialmente nel Nord Italia) e di colture (generalmente di alto valore economico, come i vigneti). ISMEA quantifica questo squilibrio: nel 2023 il Nord deteneva il 79,6% dei valori assicurati nazionali per le colture vegetali, contro l’8,5% del Centro e il 12,0% del Sud. Per l’uva da vino, il prodotto più assicurato in assoluto (2,29 miliardi di euro), il Veneto è la prima regione italiana con 926,9 milioni di euro di valore assicurato.
L’esperienza diretta degli eventi catastrofali incentiva la domanda di assicurazione, ma persistono importanti differenze territoriali e settoriali che riflettono il diverso livello di esposizione, il valore delle produzioni e la struttura del mercato assicurativo italiano.
Dall’emergenza alla prevenzione: una sfida per la PAC
La gestione del rischio è diventata una delle priorità della Politica Agricola Comune (PAC). La PAC 2028-2034, la cui proposta è stata presentata dalla Commissione Europea il 16 luglio 2025, punta a rafforzare la gestione del rischio in agricoltura, distinguendo gli strumenti per le crisi di mercato da quelli i disastri naturali. Per le crisi di mercato ci sarà la “Unity Safety Net”, un fondo europeo da 6,3 miliardi di euro. Per i disastri naturali, la responsabilità principale resta agli Stati membri, che potranno attingere a una riserva di flessibilità pari al 25% della propria dotazione nazionale e, in caso di necessità ulteriori, al Fondo di Solidarietà dell’Unione Europea.
La sfida non è soltanto ampliare la diffusione delle assicurazioni agricole, ma favorire una cultura della prevenzione. Una parte del sistema continua a reagire all’emergenza anziché anticiparla. Rendere gli strumenti di gestione del rischio più accessibili e diffusi, soprattutto nelle aree oggi meno coperte, sarà quindi uno degli elementi chiave per rafforzare la resilienza dell’agricoltura italiana.
*Autori: Emilia Lamonaca1, Irene Maccarone1, Fabio Gaetano Santeramo1,2. 1University of Foggia, Italy, 2European University Institute, Italy
Articoli citati
Feyen L., Ciscar J.C., Gosling S., Ibarreta D., Soria A. (editors) (2020). Climate change impacts and adaptation in Europe. JRC PESETA IV final report. EUR 30180EN, Publications Office of the European Union, Luxembourg, ISBN 978-92-76-18123-1, doi:10.2760/171121, JRC119178.
Lamonaca E., Maccarone I., & Santeramo F.G. (2026). Catastrophic adversities and (subsidised) crop insurance markets. Evidence from Italy. Bio-based and Applied Economics. Doi: 10.36253/bae-18389. https://oaj.fupress.net/index.php/bae/article/view/18389